ARCHEOLOGIA
Il susseguirsi di dominazioni ed epoche storiche nel territorio
di Olbia è attestato da numerosi reperti archeologici, per
molta parte ancora da scavare.
All'epoca prenuragica appartiene la Tomba di Giganti di Su Monte
de s'Ape, a breve distanza dalla strada provinciale per Loiri.
Le Tombe dei Giganti
Le Tombe dei Giganti prendono il nome dalla loro mole "gigantesca",
ma è da escludere che si trattasse di sepolcri per ciclopici
abitanti della Sardegna primitiva. Erano l'equivalente, per fare
chiarezza, delle nostre cappelle di famiglia, dove venivano sepolti
interi clan. Loro caratteristica distintiva è l'enorme stele
granitica, nella parte bassa della quale c'è un'apertura,
vera porta d'ingresso sull'al di là. Il sepolcro si sviluppa
alle sue spalle come un lungo corridoio coperto (allèe couverte).
Ai lati della stele si aprono due emicicli composti da lastre di
granito lanceolate conficcate nel terreno, di dimensioni ridotte
rispetto al portale, caratterizzanti l'esedra. Tutto lo spazio all'interno
dell'esedra era considerato sacro e oltre ad essere utilizzato per
le cerimonie funebri, era il luogo magico dove lo sciamano entrava
in contatto con le energie e le vibrazioni della terra. Quello che
rimane della Tomba di Su Monte de s'Ape sono le lastre di granito
infisse a coltello nel terreno, a formare l'esedra, mentre della
stele resta solo una porzione del basamento e una parte del portello.
Questa tomba viene attribuita a due fasi storiche successive: una
prima, l'età del Bronzo Antico, in cui fu probabilmente costruito
il corridoio; nella più tarda età del Bronzo Medio
la tomba fu inglobata in una nuova struttura che è quella
che si presenta oggi. Inoltre alcuni frammenti ceramici attesterebbero
l'uso della tomba ancora nell'età del Bronzo Recente.
Il Pozzo Nuragico di Sa Testa, come il nuraghe di Cabu Abbas, sono
edifici del periodo nuragico. Il primo, situato poco lontano da
Golfo Aranci, si compone di quattro parti: un cortile circolare,
un atrio, una scala e una camera a tholos (falsa cupola) entro la
quale è racchiusa la sorgente. L'acqua era considerata sacra
dai nuragici e fatta elemento di devozione, e anche per il Pozzo
di Sa Testa si può presupporre un uso cerimoniale dalla presenza
di una sorta di sedile posto ai piedi del muro perimetrale. Durante
gli scavi, compiuti alla fine degli anni '30 del secolo scorso,
furono rinvenute suppellettili di produzione nuragica, punica e
romana, probabili offerte votive che testimonierebbero il culto
dell'acqua ben oltre l'età nuragica. Nuraghe di Cabu Abbas.
Il nuraghe
Il nuraghe è l'edificio caratteristico della civiltà
NUR, da cui prende il nome, autoctona dell'isola. In tutta la Sardegna
se ne contano circa settemila, la loro forma è a tronco di
cono, risultato di strati di pietre sovrapposte a diminuire, in
altezza, la circonferenza di base. A chiudere la falsa cupola c'era
un terrazzo che poteva fungere da torre di avvistamento o da luogo
di socializzazione. L'ingresso era sempre a oriente, a garantire
una piena illuminazione dell'ambiente. Il nuraghe di Cabu Abbas
è posto su un alto picco roccioso del Monte Colbu, in posizione
strategica per avere un pieno controllo della piana sottostante
e del golfo.
Come in altri nuraghe, anche questo si lega indissolubilmente con
la roccia naturale che, dal lato dell'ingresso nord, si solleva
in uno sperone a protezione dell'apertura. Una muraglia di recinzione,
di oltre duecento metri di circonferenza, segna il perimetro entro
il quale sorge il nuraghe vero e proprio, di cui è visibile
un ingresso e i resti di una scala per salire al piano superiore.
Sul fondo della camera si apre un pozzo che ha fatto presupporre
l'utilizzo dell'edificio come tempietto cultuale, ipotesi suffragata
dal ritrovamento di una statuetta votiva recante un'anfora sulla
testa.
Acquedotto
Vestigia dell'età punica, sono visibili nel cuore stesso
di Olbia, tra Via Torino e Via Acquedotto. Qui, infatti, sono ancora
presenti i resti delle antiche mura di cinta della città
antica, edificate intorno alla metà del IV secolo a.C. dalle
genti puniche. Da questo punto il muro, eretto per difendere eventuali
attacchi dall'entroterra, proseguiva a nord per poi deviare e dirigersi
verso il mare. Proseguendo per via Acquedotto è visibile,
all'interno di un cortile privato, una delle torri a pianta rettangolare
della cinta muraria. Tutta la zona, ora chiusa al traffico, è
agibile e consente una visione attenta dei resti.
La dominazione romana, succeduta nel 238 a.C. a quella punica, è
testimoniata, tra l'altro, da importanti ritrovamenti fatti in questi
ultimi anni. Nel 1998 furono ritrovati gli scafi di nove navi romane,
di oltre 30 metri di lunghezza, affondate circa 1500 anni fa. I
recenti scavi per la realizzazione del tunnel che, passando sotto
il lungomare, alleggerirà il traffico in movimento verso
nord e sud, stanno continuando a riportare alla luce altri scheletri
di navi e al dicembre scorso il numero era salito a 24. Dagli studi
fatti sui reperti è stato dimostrato che le navi risalgono
agli anni 60/80 d.C, all'epoca degli imperatori Nerone e Vespasiano.
Oltre agli scafi, sono tornati alla luce numerose oggetti di uso
navale che permettono di conoscere meglio la storia della navigazione
in epoca romana. Il museo in costruzione sul lungomare, vicino al
club nautico, accoglierà ben presto tutti i reperti, aggiungendo
alla città di Olbia un importante fattore di attrazione e
di interesse.
Altri scavi fatti nel centro della città, per il miglioramento
della rete fognaria, hanno riportato alla luce le vestigia di un
"decumano, cioè nell'urbanistica romana, realizzata
a scacchiera, la linea viaria orientata secondo un asse est-ovest.
Dai rilievi fatti sul posto dagli archeologi è risultato
inoltre che gli edifici del centro storico sono stati costruiti
su preesistenti palazzi romani, rivelando una sorta di città
sulla città, cresciuta in verticale. Purtroppo il decumano
ritrovato è stato di nuovo interrato, ma l'augurio è
che presto la città possa procedere alla scoperta delle numerose
vestigia che giacciono appena pochi centimetri sotto il manto stradale
e le valorizzi come meritano.
Sotto il dominio romano Olbia fu anche arricchita di vaste realizzazioni
per migliorare il livello della vita pubblica.
A questo scopo furono erette le terme il cui approvvigionamento
idrico era garantito dall' Acquedotto; i suoi ruderi sono ancora
visibili presso Cabu Abbas (in logudorese "origine delle acque").
Grazie a una leggera pendenza, le condutture, parte sotterranee,
parte visibili e monumentali, portavano l'acqua fino alla città.
Vari interventi di scavo, fatti in questi ultimi anni, hanno riportato
alla luce buona parte delle arcate, suggestive quando la buona stagione
fa fiorire i prati circostanti. I resti dell'Acquedotto rappresentano
uno dei pochi monumenti ancora visibili che riescono a dare un'idea
di come fossero organizzate le aree extraurbane, nel periodo romano.
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